...I Care
E’ iniziato martedì 9 febbraio alla Camera l’esame del disegno di legge di conversione del decreto governativo che rifinanzia, tra le altre cose, la missione militare italiana che partecipa alla guerra in Afghanistan. (…) Per i primi sei mesi del 2010 sono stati stanziati 308 milioni di euro (51 milioni al mese) che serviranno per mantenere operativi sul fronte afgano 3.300 soldati, 750 mezzi terrestri (tra carri armati, blindati, camion e ruspe) e 30 velivoli (4 caccia-bombardieri, 8 elicotteri da attacco, 4 da sostegno al combattimento, 10 da trasporto truppe e 4 droni). (…) Finora, compreso il rifinanziamento per il primo trimestre 2010, la missione bellica afgana ha risucchiato dalle casse dello Stato circa 2,3 miliardi di euro. Quanti altri miliardi dovranno essere buttati via così dai nostri governanti di ogni colore, sottraendo tra l’altro preziose risorse a spese ben più utili alla collettività, prima che qualcuno dica basta? Che fine ha fatto il movimento contro la guerra? Chi è rimasto a denunciare la violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione repubblicana che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”? E che consente “limitazioni di sovranità” per l’adesione a organizzazioni internazionali “in condizione di parità con gli altri Stati”(non di sudditanza), per evitare la guerra, non per farla. Per “assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni”, non per partecipare a una rappresaglia militare collettiva e all’occupazione di un paese straniero (che non ci ha attaccati) costata già 40 mila morti (almeno un quarto civili) e decine di migliaia profughi e mutilati. di Enrico Piovesana – www.peacereporter.net - 10/02/2010
Enrico Piovesana
Auguri a

Anna Léveque - 15 febbraio
Martine Rollandin - 16 febbraio
Patrice Revil - 19 febbraio
Liselotte Pernettaz - 20 febbraio
Intervista a Cleofa


Cleofa, le beatitudini non finiscono di stupirci: E’ vero. Ci saremmo forse aspettati che Gesù dicesse: “beati perché ci sarà un capovolgimento, perché diventerete ricchi”. E invece no. E neppure dice “beata la povertà, ma le persone”.

Nel passato però "Beati voi che siete poveri" è stato letto in maniera distorta… Sì è successo: è stato letto come consolazione e soprattutto come sedativo per i poveri e i miserabili della terra, perchè non si ribellassero, in attesa del "regno di Dio" che si sarebbe realizzato nell’aldilà. Gesù chiama beati i poveri, perché è con i poveri che Dio cambierà la storia, non con i potenti. Beati perché hanno il cuore al di là delle cose.

Cosa significa la parola “beati”? Beati: è una parola che ci assicura che la felicità è nel progetto di Dio; Gesù ha in progetto di moltiplicare la capacità di star bene, fin da questa terra!

Gesù dice “Beati voi che piangete”. Parole pesanti. Sì, parole pesanti, che non devono creare pericolosi equivoci: beati non perché Dio ama il dolore, ma perché Dio è con chi piange per combattere il dolore; è più vicino a chi ha il cuore ferito. Dio non ci salva dalle lacrime, ma nelle lacrime; non ci protegge dal pianto, ma dentro il pianto, per farci navigare in avanti.

Gesù dice anche “Guai a voi ricchi”: altre parole pesanti. E’ come se dicesse: “State sbagliando strada”. Il mondo non è reso migliore da chi accumula denaro; le cose sono tiranne, imprigionano il pensiero e gli affetti.

Diceva Madre Teresa: ciò che non serve, pesa! Sì, è così: la felicità non viene dal possedere cose, ma dai volti a cui sorridiamo e a cui parliamo, quei volti che amiamo.
a cura di Geremia Momo
13 febbraio 2010 - Email n°7 [Archivio]
L’avvenire culturale dell’uomo è in pieno sviluppo, e la velocità dell’evoluzione aumenterà nei tempi futuri. Fondamento della cultura è la comunicazione. Luca Cavalli - Sforza

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