...I Care
Viviamo a Rosarno una pagina oscura della storia italiana. Di quale tolleranza, “troppa tolleranza”, parla il ministro Maroni? Ignora forse che da trent’anni l’agricoltura del Mezzogiorno d’Italia si regge economicamente sull’impiego di manodopera maschile immigrata, sospinta al nomadismo stagionale fra Puglia, Campania, Sicilia e Calabria, con paghe di sussistenza alla giornata, ricoveri di fortuna in edifici fatiscenti, criteri d’assunzione malavitosi, senza la minima tutela sanitaria e sindacale? Ma è dal 1980 che le colture specializzate meridionali non possono fare a meno delle migliaia di ragazzi africani trattati né più né meno come bestiame. E al tramonto, se la mandria non fa ritorno disciplinato nei recinti abusivi delle aree industriali dismesse, non trova certo istituzioni disponibili a riconoscerne l’umanità. Gli italiani con cui entrano in contatto questi lavoratori senza diritti sono solo di due tipi: i caporali spesso affiliati alla criminalità organizzata; e i volontari di Libera, della Caritas e di Medici senza frontiere. Le forze dell’ordine si sono limitate finora a un blando presidio territoriale per evitare frizioni pericolose con la popolazione locale. Ma l’importante era che il ciclo produttivo non si interrompesse: la mattina dopo il reclutamento ai bordi della strada non subiva intralci. Chi ha tollerato che cosa, ministro Maroni? di Gad Lerner - in “la Repubblica” del 9 gennaio 2010
Gad Lerner
Auguri a

Mathieu Christille - 19 gennaio
Valentina Favre - 22 gennaio
Mirko Pramotton - 22 gennaio
Michel Guerra - 24 gennaio
Andrea Bellavia - 24 gennaio
Luca Bellavia - 24 gennaio
Intervista a Cleofa


1500 persone che lavorano in nero per 20,00 euro per 12/14 ore di lavoro al giorno e di cui 5,00 li devono dare al caporale che li recluta (cioè alla mafia) e 3,00 al pulmino che li trasporta. Fanno 8,00 euro e all’immigrato lavoratore in nero ne restano 12 per una giornata sempre di 12 ore, e cioè per 1 euro e anche meno all’ora. E’ capitato giorni fa in Italia. Dov’è finita l’umanità, Cleofa? L’umanità di oggi è come quelle anfore, che Gesù fa riempire d’acqua e trasforma in vino. Ecco il miracolo che serve oggi: un sussulto di umanità.

Nel 1967 Paolo VI, nell’enciclica Populorum Progressi scriveva: “Ostinandosi nella loro avarizia, non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili”. Quasi una profezia su quanto è successo a Rosarno, a causa della mancanza di umanità. Maria a Cana rappresenta tutti coloro che non si rassegnano al vuoto di umanità. «Fate quello che vi dirà», dice Maria ai servitori. Cioè «Fate le sue parole. Fate il vangelo». Non solo ascolta¬telo o annunciatelo, ma fatelo, rendetelo vita e gesto.

Qual è il messaggio centrale di questo episodio del Vangelo? L’acqua, in questo testo, è il simbolo di tutto ciò che è umano e può sembrare poco. Ed è da questo poco che si può ripartire per riempire il vuoto che si è creato. Chi ama, come Maria a Cana, porta a Dio ciò che resta della propria umanità ferita e svuotata, e Dio trasforma il vuoto in una nuova opportunità di vita.

Il vangelo dunque ci indica una strada per riempire di umanità le giare vuote della nostra storia. Sì. Prima di chiedere a Dio dei miracoli, coltiviamo la nostra umanità. Anche se è poco, Dio può aiutarci a trasformare il poco in gioia per tutti.
a cura di Geremia Momo
16 gennaio 2010 - Email n°3 [Archivio]
La grandezza dei piccoli mi affascina. Victor Hugo

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