...I Care
No alla vendita dei beni confiscati. Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. (…) Non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra".
di don Luigi Ciotti - www.libera.it 20 novembre 2009
Auguri a

Samuele Boscolo - 11 dicembre
Giulia Dondeynaz - 10 dicembre
René Brochet - 13 dicembre
Intervista a Cleofa


Aveva 11 anni, viveva in India. Lavorava 12 ore al giorno. Un giorno pensò di denunciare il suo padrone. Il Fronte di Liberazione dal Lavoro forzato lo prese sotto la sua protezione, e il bambino cominciò a viaggiare e a tenere conferenze in tutto il mondo, contro lo sfruttamento dei bambini. Sognava di diventare avvocato per poter difendere i deboli e gli indifesi. “Non ho paura del mio padrone; ora è lui ad aver paura di me” Le autorità pachistane sono costrette a chiudere decine di fabbriche di tappeti, perché sfruttavano il lavoro minorile. Il 16 aprile 1995, a 12 anni, Iqbal viene ucciso dalla mafia. Un bambino di 12 anni. Un quasi-nulla, che è bastato però a capovolgere la storia. Cleofa, come commenti questo fatto? Era già successo 2000 anni fa. Nel deserto della Palestina, un quasi-nulla capovolse la storia. Mentre Pilato, Erode, Anna e Caifa, esponenti del degrado politico e religioso, si spartivano il potere, su questo enorme meccanismo perfettamente oliato cade un granello di sabbia, Giovanni Battista.

Il meccanismo però non si ferma del tutto… Sì, però quelle parole umane che derivano da Dio danno fastidio ai potenti, e mettono in circolo delle idee che liberano.

E allora c’è da chiedersi se oggi, siamo ancora capaci, dopo aver ascoltato il Vangelo di mettere in circolo delle idee che liberano. Sì, è vero. Le idee che liberano esistono ancora. Ma dobbiamo cercarle nel deserto. Nei luoghi scomodi. Dove pochi si avventurano. E’ lì che Dio offre la sua Parola affinché noi siamo capaci di dire parole umane che liberano, consolano ed incoraggiano.
a cura di Geremia Momo
05 dicembre 2009 - Email n°49 [Archivio]
Les ravins à combler se trouvent dans les cœurs humains

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