...I care
«Viviamo in una crisi epocale. Credo che non siamo ancora al fondo, neppure alla metà di questa crisi. Noi siamo come alla fine di una terza guerra mondiale, che non è stata combattuta, ma che pure c’è stata in questi decenni. Che è in qualche modo finita, con vinti e vincitori, o con coloro che si credono vinti e altri che si credono vincitori. La pace, o un punto di equilibrio, non è ancora stata trovata, in questo crollo complessivo. (...) Il rimescolo dei popoli, delle culture, delle situazioni è molto più complesso di quello che non fosse nel 1918. E un rimescolo totale. E in più c’è la grande incognita dell’Islam. E noi non abbiamo strumenti intellettuali per interpretare adeguatamente tutto ciò. Siamo dinanzi all’esaurimento delle culture. Non vedo nascere un pensiero nuovo nè da parte laica né da parte cristiana. Siamo tutti immobili, fissi su un presente che si cerca di rabberciare in qualche maniera, ma non con il senso della profondità dei mutamenti. Non è catastrofica, questa visione; è realistica; non è pessimistica perché io so che le sorti di tutti sono nelle mani di Dio. La speranza non viene meno. L’unico grido che vorrei far sentire oggi è il grido di chi dice: aspettatevi delle sorprese ancor più grosse e globali, attrezzatevi per dei rimescolamenti più radicali. Non cercate nella nostra generazione una risposta, noi siamo solo dei sopravvissuti ».
Giuseppe Dossetti - dicembre 1994
Auguri a

André Grosjacques - 30 novembre
Ludovico Bonin - 30 novembre
Mailys Gens - 1° dicembre
Alice Vicquéry - 2 dicembre
Jannick Berguet - 4 dicembre
Intervista a Cleofa


Cleofa, come si deve stare da credenti nella storia? Non possiamo permetterci di sognare di vivere al riparo dagli sconvolgimenti globali. Questa situazione comporta anche effetti psicologici: si ha paura e la paura paralizza, ci si avvita in pensieri negativi, ci si avvita su se stessi E non si fa un passo in avanti. Da nessuna parte.

Cosa diceva Gesù a proposito? Diceva che c’è il pericolo di appesantire il cuore, di ispessirlo, di farci una corazza, per non vedere, per non soffrire, un modo sottile per lasciar scivolar via le cose. Avvengono, ma ci siamo anestetizzati. Si rischia di perdere la lucidità e di diventare miopi, ci si appiattisce sul presente e sulle proprie cose. L'orizzonte è chiuso, impoverito. E così finisce che sentiamo come se le cose ci piombino addosso improvvise.

Qual è la strada che propone il Vangelo? "Alzatevi e levate il capo" – diceva Gesù – cioè in piedi e a testa alta, perché sul ramo secco della storia è germogliato un germoglio di giustizia, proprio lui, Gesù di Nazaret.

Dunque anche dai nostri rami secchi può spuntare un germoglio? Certo. Alzarci e levare il capo è il contrario dell'arrendersi, del lasciarsi cadere le braccia, dello stare inerti ad aspettare. Non il mugugno, non il lamento, non il disfattismo!
a cura di Geremia Momo
28 novembre 2009 - Email n°48 [Archivio]
perché la liberazione è vicina, anzi è già iniziata, da quando sul ramo secco della storia è spuntato un germoglio di giustizia, Gesù di Nazaret.

Cronaca
Festa degli anniversari di matrimonio
Brusson, 22 novembre 2009. Si è svolta la festa degli anniversari di matrimonio con la partecipazione di 25 coppie di sposi. Dopo l aS. Messa la festa è proseguita con ilpranzo al Wets Road Pub di Ayas.
Cronaca
Sempre in cammino
Ti ricordiamo così, caro amico Salvatore.
Aforisma
Battaglie
La vita gli aveva già fornito motivi sufficienti...
Pensieri spettinati
Meraviglioso
E’ vero, credetemi è accaduto di notte su di un ponte...
Appuntamenti
Orari S. Messe
Ecco l'orario settimanale