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...I care
C’è da contemplare e da adorare, in silenzio. In silenzio ancor più dopo il tanto troppo vociare di questi giorni sul crocifisso. Perché la croce è a rischio di dissacrazione se diventa legno per cui gridare. Quelli invece che anche per minima fessura hanno intuito ciò che accade su quel legno altro non sanno fare che sostare, adorare. Adorare in silenzio un Dio che non scende dalla croce per farla pagare a qualcuno, né mai autorizzerebbe milizie a difesa. Questo non è il crocifisso. C’è da sostare, adorare in silenzio, sentirsi abbracciati, ladroni come siamo, tutti, ladroni dell’ultima ora. Questa è la novità, è il paradosso cristiano. Pensate come tutto sarebbe franato, andato in rovina, precipitato nella più ovvia delle ovvietà, se all’ultima ora, dopo una vita passata a testimoniare altro, altro dai criteri mondani, Gesù avesse preso i vestiti dei militanti e fosse sceso, sceso dalla croce. Qui c’è la differenza, la differenza cristiana. Se non la salvaguardiamo, non è più il Gesù della croce, combattiamo per i fantasmi.
don Angelo Casati
Auguri a
Alessia Bonetti - 17 novembre
Gilbert Chouquer - 18 novembre
Intervista a Cleofa
Ognuno di noi ha detto almeno una volta: per me è finita. Cleopa, come reagire in quei momenti?
In quei momenti credo sia saggio guardare in alto, come suggeriva Gesù con la parabola dei germogli del fico. Gesù dice di reagire allo smarrimento non scappando o richiudendosi su se stessi, ma rimanendo al proprio posto e puntando lo sguardo verso i germogli di speranza. In quei momenti si capisce quanto importanti siano le relazioni di amicizia, le iniziative che mettono insieme le persone e le fanno collaborare.
Pensavo a questo nel sentire alcuni giorni fa in televisione le testimonianze e i racconti di Roberto Saviano, lo scrittore che vive sotto scorta. Storie di tanti “rami teneri” e “verdi foglioline” che hanno annunciato una rinascita, il riscatto di fronte a tante ingiustizie…
Quando lavoriamo in un gruppo, al di là di ciò che progettiamo e realizziamo insieme, il bello di tutto è ciò che avviene tra le persone, i legami che si creano, le idee nuove che si mettono in circolo. Idee come piccoli granelli di sabbia che fanno inceppare gli ingranaggi di ingiustizia.
Il germoglio della speranza dunque sta proprio lì: nelle relazioni. E’ lì che si compie il miracolo della vita.
Sì è così, e la parabola dei germogli fa scaturire alcune domande e traccia piste di approfondimento: facciamo abbastanza per conoscere a fondo i grandi problemi della società, o ci accontentiamo delle bugie che ci raccontano i manovratori? Nelle nostre comunità cosa facciamo per favorire l’incontro e le relazioni tra le persone? Anche nelle situazioni più buie quali germogli sappiamo vedere?
a cura di Geremia Momo
14 novembre 2009 - Email n°45
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