Riguardo alla situazione generale della Chiesa, oggi, mi piace rivisitare tre verbi che spesso ripetoai preti della nostra diocesi: mai vincere, ma sempre convincere; mai imporre, ma sempre proporre; mai giudicare, ma analizzare. La Chiesa oggi sente la sua pesantezza, ma guai se smette di proporre la santità come meta, se si lascia infiacchire dalla propria stanchezza. Don Milani, con chiarezza, nel suo fiorito linguaggio fiorentino, amava dire: «Sfottere crudelmente non chi cammina in basso, ma chi mira in basso!». Tutti siamo fragili, tutti peccatori. Ma questo non ci deve per nulla esimere dal puntare in alto. Anzi, proprio perché la fragilità è evidente, ancor più limpida deve essere la proposta e alta la meta. Ecco allora la necessità di riflettere sul comportamento della Chiesa nel nostro tempo. Ma siano analisi, e non giudizi. Ripeto: solo chi non mira in alto va crudelmente sfottuto. Ed è ciò che oggi si deve fare di fronte alla perdita del bene comune, alla mancanza di etica. La Chiesa oggi deve parlare di più con voce profetica. Troppo tace, troppo lascia correre. Su certe questioni si dimostra inflessibile, mentre su altre è acquiescente. Ma questa difficoltà nasce dalla carenza di proposta evangelica. Questo è il problema. E il nostro dolore diffuso.
Da un'intervista a Mons. Giancarlo Maria Bregantini a cura di Ida Nucera in “il nostro tempo” del 2 agosto 2009