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Ogni bambino ha il diritto di leggere il Libro dell altro. Dice Luzzatto Luzzatto, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche “Se ai cattolici facciamo leggere il Vangelo, ai musulmani il Corano e agli ebrei la Torah, ognuno nel suo orticello didattico, l'integrazione va a farsi friggere”. Insomma: buone le intenzioni, però la strada è un'altra. (…) Non può esserci vera integrazione senza reciproca conoscenza. Penso che a scuola bisognerebbe affrontare il problema del fenomeno religioso nel suo complesso, storia, filosofia, costumi sociali. Bisognerebbe cercare di capire perché le diverse forme di religiosità coinvolgono tanta parte di umanità, e sono anche alla base di divisioni violente. Occorre chiedersi che cos'è la religione, perché e come si diffonde, quali sono le religioni più conosciute, quali quelle storicamente a noi più vicine. L'Islam lo devono studiare anche il bambino ebreo e quello cattolico. Ognuno deve poter aprire il Libro dell'altro. Questa è la vera integrazione, che è anche l'unica che ci consente di preservare la nostra società da nuovi tipi di violenza». Obiettivo alto. «Il più alto possibile. La gente deve imparare a stare insieme, a mescolarsi, deve accettare che, a fianco del suo modo di essere e di credere, c'è un altro modo di essere e di credere. E la scuola deve fare la sua parte, dovremo formare docenti in grado di affrontare il tema dell'interculturalità. Discutendo dell'ora di Corano, abbiamo fatto un passo avanti in direzione della tolleranza ma io sto parlando un'altra cosa, di integrazione».
Da un’intervista ad Amos Luzzatto a cura di Alessandra Longo in “la Repubblica” del 20 ottobre 2009
Auguri a

Carlo Bordet - 27 ottobre
Veronica Dondeynaz - 29 ottobre
Simona Dondeynaz - 29 ottobre
Henri Grosjacques - 29 ottobre
Intervista a Cleofa


Cleofa, c’eri anche tu quando Gesù guarì Bartimeo, cieco? Sì c’ero anch’io. Mentre la folla proseguiva imperterrita, Gesù si fermò, provando compassione per il cieco. Bartimeo cominciò a guarire come uomo prima che nella malattia agli occhi, perché qualcuno si accorse di lui.

Che messaggio ne possiamo ricavare? Gesù vuol far capire che i veri ciechi sono gli altri, anche i discepoli, che non hanno visto che il vero volto di Dio è quello della compassione.

“Cosa vuoi che ti faccia?”. La stessa domanda, rivolta a Giacomo e a Giovanni che gli chiedevano un posto nel governo del suo futuro regno… E’ come se arrivati a questo punto del vangelo, a noi lettori moderni Gesù rivolgesse la domanda: “Che cosa volete che vi faccia?”. Cosa gli chiediamo? Quante cose gli chiediamo! E forse non la prima cosa: riavere la vista. La prima grazia. Riavere la vista per riconoscere il volto di Dio come volto di compassione.

Sta succedendo una cosa bellissima nella Chiesa, ma non se ne parla tanto: un continente, l’Africa, attraverso i suoi vescovi e rappresentanti si sta schiarendo gli occhi per vedere meglio e quindi capire che cosa la Chiesa può fare per il continente. Cosa ne pensi? L’impressione è che si ripeta la storia di Bartimeo: l’Africa vista come un mendicante sul bordo della strada, che con le sue grida disturba il movimento frenetico del mondo produttivo. Se solo il nord del mondo aprisse gli occhi della compassione alle nostre politiche alle nostre economie, alle nostre chiese! Ma soprattutto chiediamo la grazia di avere occhi capaci di illuminare di senso la vita di ogni giorno.
a cura di Geremia Momo
24 ottobre 2009 - Email n°42 [Archivio]

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