...I care
Veri cristiani si diventa nel territorio. La «parrocchia, il territorio è lo spazio in cui i cristiani ascoltano il mondo (gli uomini e le donne con le loro sofferenze, le speranze e le fatiche; il creato, l’ambiente e la terra...) vivendo la storia senza evasioni, perseguendo responsabilmente il bene comune insieme con gli altri uomini ed esercitando la propria responsabilità. Il territorio è il luogo in cui i cristiani sono innestati nella comune vicenda culturale di un popolo e dove devono ogni giorno discernere i «segni dei tempi». C’è bisogno di uno spazio per credere, di un luogo in cui diventare cristiani, in cui radicarsi e poter vivere la comunità e accrescere la comunione. Il primo compito di un cristiano resta quello di conformare la propria vita umana alla vita umana di Gesù, una vita che ha saputo «narrare» Dio nella storia. Un cristiano che cerca di vivere evangelicamente il rapporto con la storia dovrebbe, soprattutto oggi, essere disponibile allo scambio, al confronto, al dialogo all’interno e all’esterno della comunità cristiana: non diffidenza, arroccamento, intransigenza, non lo stare su posizioni difensive, non il cedimento alla tentazione di ripagare con la stessa moneta l’ostilità e il disprezzo da parte della società non cristiana bensì, come diceva Paolo VI, «guardare al mondo con immensa simpatia».
tratto da un articolo di Enzo Bianchi in “La Stampa” del 20 settembre 2009
Auguri a

Intervista a Cleofa


Cleofa, cosa ricordi dell’episodio in cui i dodici vietarono a uno di scacciare i demoni in nome di Gesù prché non era dei loro? Per i discepoli passa prima la difesa del gruppo, passa prima la difesa dell’istituzione che il bene della persona. E così il mondo si impoverisce. La felicità e il benessere di una persona devono attendere per questa assurda contrapposizione “noi” – “gli altri”.

E viene la risposta di Gesù, il suo sogno: la persona viene prima, e chiunque fa il bene è dei nostri. Sì. Le conseguenze sono abbastanza chiare: si può camminare sulla strada di Cristo, anche senza essere dei dodici. Si può essere uomini di Dio anche senza essere uomini di Chiesa, perché il Regno è più grande della Chiesa.

Ignazio Silone scriveva: “Nella vita ho scoperto che prima della Chiesa c’è Cristo, prima del partito c’è la coscienza”. C’è infatti da chiedersi se certe prese di posizione anche dentro la Chiesa abbiano come ragione ultima l'ispirazione al vangelo, o la difesa del gruppo.

Allora tante persone sono di Cristo e forse neppure lo sanno. Sì. Lottano contro i demoni di oggi: ingiustizie, ipocrisie, doppiezza, volgarità. Non sono contro Cristo, e neppure contro di noi che siamo di Cristo, perché reagiscono ai demoni di oggi con i miracoli dell’amicizia, della vicinanza, dell’aiuto disinteressato, senza imporsi, ma umilmente. E’ di Cristo chi umanizza il proprio cuore e il proprio sguardo sul mondo, creando ponti e punti di incontro.
a cura di Geremia Momo
26 settembre 2009 - Email n°38 [Archivio]

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