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Gaza. Percorrendo il territorio della Striscia si è letteralmente «aggrediti» dalle immagini di distruzione lasciate dall’operazione «Piombo Fuso» dello scorso dicembre. Ancora oggi molti dei feriti nel conflitto rischiano la morte per carenze di farmaci e di cure appropriate. Nelle tendopoli costruite nei sobborghi della capitale per gli sfollati dei quartieri distrutti, gruppi di bambini cercano la serenità nel gioco; pochi la trovano; i più rimangono perdutamente tristi. Gli agricoltori sono già impegnati nelle attività di ripiantumazione degli ulivi distrutti. Sono i primi segni della voglia degli abitanti della Striscia di guardare al futuro. Ma i problemi degli agricoltori di Gaza non si sono conclusi con la fine dei bombardamenti. Al fine di contrastare il lancio dei missili Kassam su Israele, l’esercito israeliano non consente nessuna attività né presenza umana per un chilometro di distanza dalla linea di confine. Considerando che la Striscia di Gaza è larga da 4 a 6 chilometri, questa misura di sicurezza causa una perdita consistente di terreni coltivabili. Percorrendo le strade di Gaza, giungo casualmente in prossimità dello stadio. Purtroppo mi informano che il campionato è ancora sospeso. Rientrando una sera per le strade buie della periferia di Gaza, incontro un ragazzo che vende tortorelle. Il suo sguardo smarrito, la gabbia tenuta stretta al petto, gli uccelli impazziti contro le maglie arrugginite, sono per me l’immagine emblema del popolo palestinese, prigioniero in un territorio devastato, spaventato da un presente minaccioso, rassegnato ad un futuro incerto.
di Fabio Proverbio - Avvenire 1° settembre 2009
Auguri a

Marina Curtaz - 5 settembre
Stephanie Berardi - 6 settembre
Elisabetta Math - 13 settembre
Laurent Brochet - 13 settembre
Samuel Vuillermin - 16 settembre
Intervista a Cleofa


Cleofa, cosa fa Gesù per guarire il sordomuto? Premetto che Marco, nel raccontare questo fatto, gioca tutto l’episodio sul contrasto “distanza-vicinanza”. Marco inizia con il dire che Gesù porta l’uomo in disparte, come a dirgli “Tu in questo momento mi sei più caro di tutti”. E così tutta la distanza è annullata. Non solo. Gesù non mantiene le distanze, ma lo tocca con le sue dita. Altra vicinanza.

E poi c’è il particolare della saliva… Sì, infine Gesù lo guarisce con la saliva. Nell’immaginazione comune la saliva aveva in qualche misura connessioni con la vita, e dunque è come se Gesù volesse instaurare un rapporto che comunicasse vita. E così è stato.

Un altro fatto strano sta nella successione della guarigione, prima Gesù guarisce l’udito, poi la parola. Sì, quasi a dire che il primo passo, perché la distanza sia superata, è diventare capaci di ascolto. Il parlare, senza ascoltare, ripropone in fatti la distanza, come una barriera. Il Vangelo aggiunge che l’uomo comincia a parlare correttamente. E’ solo dopo che hai ascoltato che riesci a parlare, ma in modo corretto.

Isaia parlava di malati che vengono guariti, di deserti che diventano pianure verdeggianti. Se raffrontiamo la profezia con la realtà sembra pura utopia, una storia affascinante, ma irrealizzabile… Io direi invece che nella guarigione del sordomuto, troviamo come l’utopia di Isaia può attecchire nel nostro tempo. Quando qualcuno si fa prossimo, riduce le distanze, e fisicamente, la sua vicinanza, comunica e produce vita nuova, allora sì avviene un piccolo miracolo: si impara ad ascoltare e si comincia a parlare in modo corretto… e il deserto sulla terra è un po’ meno deserto e l’umanità un po’ più vicina. Geremia Momo
a cura di Geremia Momo
05 settembre 2009 - Email n°35 [Archivio]

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