...I care
Con la legge Maroni, entrata in vigore l’8 agosto, chi si vuole sposare, all’atto delle pubblicazioni, deve presentare il permesso di soggiorno oppure niente nozze e in alcune città (Milano, Bologna e Verona) sono già stati negati decine di matrimoni. Famiglia Cristiana punta l’indice contro «una legge che sembra scritta da don Rodrigo». Già il vescovo Domenico Sigalini, segretario della commissione Cei per le Migrazioni e assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica, aveva richiamato il Concordato e messo in guardia dagli «effetti impropri» sui fiori d’arancio. «Si tratta di un sacramento, quindi in assenza di impedimenti canonici, non neghiamo il matrimonio». E aggiunge Famiglia Cristiana: «Una proposta di legge simile, in Francia, è stata bocciata dal Tribunale costituzionale. Invece a Verona e in Italia le nozze non s’hanno da fare. Con buona pace dei clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d’innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente». E ciò «in spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell’Unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l’amore». Intanto, «dimenticando i veri problemi del paese, la Lega chiede presidi e professori autoctoni, dialetto a scuola (ideale per formare cittadini europei), gabbie salariali, giudici eletti dal popolo, sottotitoli in dialetto delle fiction, cambio dell’inno nazionale».
di Giacomo Galeazzi in “La Stampa” del 18 agosto 2009
Auguri a

Valérie Berguet - 23 agosto
Alessandro Moro - 24 agosto
Sara Vicquéry - 25 agosto
Sylvie Revil - 29 agosto
Intervista a Cleofa
Da chi andremo?

Cleofa, Come ha vissuto Gesù questo momento di crisi e di impopolarità? Gesù esercita sulla propria emotività un tale controllo fino al punto di lasciare anche ai discepoli la libertà di andarsene. Non i soliti Giudei, gli avversari. Ma gli stessi amici. Eppure Gesù non cerca neppure di trattenerli.

La fede allora è un cammino che si svolge nella più grande libertà. Certo, nessuno ci obbliga a credere, neppure Dio. Un Dio che ci obbligasse a credere, che Dio sarebbe? Così per noi. Non saremmo dei buoni servitori del Vangelo se se tentassimo in qualche modo di vincolare la libertà di scelta degli altri, fossero pure persone a noi care.

Però gli stessi discepoli sono toccati dall’incredulità… Sì, ciò significa che non si può distinguere con precisione il campo dei credenti e quello dei non credenti. La fede perciò oltre ad essere libera è anche umile, perché è sempre esposta alla tentazione dell’abbandono. In ciascuno di noi ci possono essere zone che in profondità non sono ancora state evangelizzate e resistono al vento rinnovatore dello Spirito.

La fede non fa a meno delle domande più rischiose e più salutari. Cosa ne pensi? Pietro dice: “Da chi andremo?”. Cioè: “Come sarebbe la mia vita se lasciassi il mio legame con il Cristo? Come sarebbe la mia vita senza la parola del Vangelo? Senza il suo perdono, senza il pane di via che mi ha lasciato?” E allora portiamoci pure a casa questa bella ed impegnativa domanda: “Da chi andremo?”.
a cura di Geremia Momo
22 agosto 2009 - Email n°34 [Archivio]

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