...I care
Oggi, nel XXI secolo, nel mondo globalizzato, abbiamo meno tempo libero che nelle società feudali. Dedichiamo in media 45 minuti al giorno per stare con la famiglia e con le persone care. In Europa le prime due attività che svolgiamo nel tempo libero, sono fare shopping e guardare la tv. Questo vuol dire che la società dei consumi non incide solo sul nostro modo frenetico di lavorare e produrre, ma la da padrone anche nel tempo libero che dovremmo orientare agli affetti ed al benessere. (…) Noi non viviamo in una democrazia globale, ma in una dromocrazia globale, cioè viviamo in una società in cui decide la velocità, decide chi è più veloce. Il potere è nelle mani del più veloce, ne sono un esempio il fast food, il fast web, il fasta sull’autostrada… tutto deve essere fast. La velocità è diventata la misura del nostro valore e del valore di ciò che facciamo. Dobbiamo essere veloci, guadagnare tempo, e poi alla fine della corsa non ci rimangono che quei miseri 45 minuti per le relazioni veramente importanti. di Renato Briganti – ore undici n° 7/8
Renato Briganti
Auguri a

Francesca Joly - 13 agosto
Enrica Lévêque- 13 agosto
Intervista a Cleofa


Cleofa, ci puoi aiutare a capire meglio il racconto di Elia che si scoraggia, senza più voglia di vivere? Per capire questa pagina è sufficiente per voi accendere la tv ed ascoltare un qualsiasi telegiornale: è un’umanità stanca, quella che viene descritta ogni giorno. Un’umanità che si è rassegnata alla violenza e a subire la legge del più forte. Potete poi aggiungere anche tutte le vostre piccole storie private ed avrete un quadro completo sulla stanchezza del mondo. E’ l’ esperienza del profeta Elia. «Ora basta, Signore».

La storia di Elia è dunque quella di ciascuno? Sì. Tante volte lo scoraggiamento ha frenato l’entusiasmo, la generosità e il cammino intrapreso: “a che serve essere onesti? Se poi i disonesti si fanno delle leggi per se stessi?”. Constatazioni come queste portano a tirare i remi in barca e a rinunciare ad ogni lotta.

Nella storia di Elia però c'è un angelo. Che ruolo ha? E’ il modo figurato che la bibbia usa per dire che Dio interviene e non sta a guardare mentre la sua creatura è in difficoltà. Interviene, ma non per offrire ad Elia un cavallo bardato pronto a divorare le distanze desolate del deserto. Non toglie la fatica, porta però un po' di pane, un po' d'acqua.

Sembra quasi niente… Sì, sembra davvero poca cosa, eppure sono gli alimenti più semplici e più necessari. Questo è lo stile di Dio: egli interviene con la forza delle cose quotidiane, con l'umiltà e la povertà che hanno le cose essenziali, il pane, l'acqua, l'aria, la luce, l’amicizia. Quel quasi niente però riesce a risvegliare tutte le energie che ci ricreano, ci restituiscono la nostra dignità e la nostra libertà.

Ma allora cosa vuole Dio? Dio vuole che nulla di noi vada perso. Per questo diventa pane per noi. L’evangelista Giovanni, riassume tutto ciò con una semplice frase pronunciata da Gesù: “ Io sono il pane disceso dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”.
a cura di Geremia Momo
08 agosto 2009 - Email n°32 [Archivio]

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