I discepoli sono di ritorno dal viaggio a Nazareth, il paese in cui Gesù è cresciuto. Era prevista una lunga sosta, ed invece la permanenza a Nazareth dura poco, a causa dell’ostilità dei suoi abitanti. Chiediamo a Cleofa cosa è successo.
Cleofa, perché la gente di Nazareth rifiuta Gesù?
La gente di Nazareth rifiuta Gesù perché li mette nella condizione di dover spostare il baricentro dei loro pensieri, facendo cadere i pregiudizi. Per essi andava bene una religione così ben codificata…
Sì, però una religione troppo codificata si spegne!
Sì, è proprio così, la parola viene ingabbiata e si spegne, non tocca più il cuore.
Qual è la conseguenza di questo ‘ingabbiamento’ della parola?
Al Vangelo viene tolta tutta la forza di cambiamento e di trasformazione.
E ciò è molto triste. Ed ancor più triste è il fatto che sia la sinagoga il luogo in cui la Parola di Dio viene messa a tacere.
Ma come può essere successo che la Sinagoga, luogo della preghiera e della Parola sia diventata luogo in cui la Parla stessa viene imbavagliata?
Questo succede quando c’è qualche privilegio da difendere o un potere da non perdere. Lungo i secoli, la Chiesa ne ha fatto l’esperienza. Ed anche oggi la Chiesa stessa può diventare il luogo in cui si imbavaglia la Parola, predomina l’equilibrismo della diplomazia e il gioco ambiguo della politica del dare averne in cambio.
Ma la storia della chiesa ha avuto anche uomini e donne che sono usciti dagli steccati e dai codici ed hanno risvegliato le parole addormentate del Vangelo.
Sì. Che bello vedere una chiesa che va scavare nel Vangelo per ritrovare le parole addormentate e le risemina nella vita quotidiana, e trova nuove strade. Perché il Vangelo è una Parola che chiede cambiamento, e non immobilità; conversione, e non attaccamento; progetto di vita e non semplice ripetizione o adesione ad un’istituzione.
Anche Gesù si meraviglia…
Si, anche lui prova stupore per il rifiuto del paese in cui è cresciuto. Però non si indigna e non si impone. Continua la sua strada e continua a seminare libertà. Anche riguardo a questo suo non imporsi abbiamo tanto da imparare, nella società e nella chiesa.
Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. Si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando (Marco 6, 1-6).
Vangelo della 14^ settimana del Tempo Ordinario anno B.
Intervista a Cleofa, uno dei due discepoli che hanno incontrato Gesù risorto mentre tornavano ad Emmaus. Cleofa racconta le sue esperienze al seguito del Rabbi di Nazareth.