La trasmissione del vangelo che abbiamo ricevuto, che ci è stato consegnato col battesimo e che abbiamo accettato nella fede. Questa trasmissione oggi è molto difficile, forse è drammaticamente interrotta. Una causa è nell’immagine esterna che la chiesa dà, di essere una forza sociale in competizione di potere con le altre.
Nel complesso, i convenuti a Firenze hanno detto che non sono né contro né senza i vescovi e il papa, ma non stanno sotto come sudditi silenziosi, non sono cinghia di trasmissione di direttive morali cattoliche da tradurre in leggi e ordinamenti.
Le leggi le fanno elettori e legislatori cattolici, nella mediazione democratica e laica, come cittadini in libero confronto con chiunque altro, nella realtà comune, cercando il risultato più giusto possibile, che non può essere sempre il valore cattolico.
Riunirsi così è fare “chiesa sinodale”, è camminare insieme in stile conciliare, che è l’esatto contrario sia della sottomissione pavida, sia di quello scisma silenzioso e sommerso di tanti che si tirano fuori dalla fraternità che ascolta Cristo, perché non possono accettare di trovarvi diktat morali (a volte terribilmente duri) più che vangelo, giudizi più che misericordia, quando la loro vita è difficile, quando le coscienze serie sono davanti a interrogativi nuovi, e scoprono in sé sensibilità mutate, forse in meglio.
Non abbiano paura, i vescovi, di un “dissenso” organizzato. Stiano attenti anche al troppo “consenso”, e a quale consenso ricevono, e quali protezioni! L’importante è il “senso”, che sia quello del vangelo.
Alcune riflessione di Enrico Peyretti
sull’incontro di Firenze “Il vangelo che abbiamo ricevuto”.
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"Il vangelo che abbiamo ricevuto"