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(…) Sono tre i principi cui vorrei accennare: il dovere morale di pagare le tasse; l'esigenza etico-sociale che esse siano eque; l'affidabilità delle garanzie offerte da chi governa e dal quadro economico-politico generale circa il buon uso del denaro pubblico. (…) Che pagare le tasse sia un preciso dovere morale dovrebbe essere un'evidenza: come tutti hanno il diritto di beneficiare dei servizi offerti dallo Stato, per quanto più o meno efficienti essi possano essere, così ciascuno in rapporto alle proprie possibilità deve contribuire ai costi che tutto questo comporta, dall'istruzione alla tutela e cura della salute, dalle reti di comunicazione all'assistenza ai più deboli e alle garanzie dovute all'anzianità. (…) In questo senso, l'evasione fiscale è una forma di furto al bene di tutti, una colpa morale frutto di egoismo e di avidità (…). Occorre richiamare un secondo principio non meno importante: che le tasse siano eque! (…) Chiedere a tutti lo stesso prezzo secondo un apparente criterio di giusta ripartizione, è in realtà somma ingiustizia (…) C'è infine un terzo orizzonte etico da tenere presente nel ricorso alla pressione fiscale: l'affidabilità delle garanzie offerte da chi governa riguardo al buon uso del denaro pubblico. Ciò che proviene dalla contribuzione dei cittadini va speso al servizio del bene comune: sprechi, leggerezza ed errori nella spesa pubblica, corruzione e indebite appropriazioni, vanno combattuti con tutti i mezzi legittimi. (…) di Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto tratto da "Il sole 24 Ore” del 6 maggio 2012
Bruno Forte
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Intervista a Cleofa
Cleofa, prima di tornare al Padre, Gesù vi ha detto di amarvi come lui vi aveva amati. Tutto sommato è un appello scontato…
Direi di no. Potevamo forse aspettarci che dicesse: “Amatemi, come io ho amato voi”. Invece non chiede per sé indietro nulla. Dal modo in cui noi ci amiano e amiano gli altri si può vedere se siamo realmente suoi discepoli. Se non si chiarisce questo equivoco ci si può facilmente rifugiare in una istituzione che garantisce il culto, amministra beni, fa elemosina, distribuisce precetti e divieti… ma è molto distante dalla chiesa che ha voluto Gesù di Nazareth.
Gesù parla dell’amore come di un comandamento. Non è un controsenso?
Credo che qui si debba intendere la parola comandamento non come un ordine da eseguire, ma come un cammino che possiamo compiere per liberarci. Gesù traduce il verbo amare con il verbo dare. Torniamo a quanto detto sopra: “Amatevi come io ho amato voi”.
Quale significato ha per noi che siamo chiamati “amici” da Gesù?
Essere chiamati amici da Gesù significa sentirsi liberati da ogni servitù e dipendenza. L’amore senza libertà è una pura finzione e la libertà senza amore può degenerare nell’ arroganza. Il termometro dell’amore all’interno di un gruppo è la libertà che si misura con il rispetto per l’altro.
Si racconta che Pietro entrando nella casa di Cornelio, un pagano,vedendolo inginocchiarsi davanti a lui, lo solleva dicendogli “Resta in piedi”. E’ una bella immagine che descrive lo stile del discepolo di Cristo…
Sì, è proprio così. Per apprezzare questo gesto di Pietro dobbiamo pensare al suo opposto. Pensiamo a quanto è triste assistere ad inchini e baciamani. Quando qualcuno è costretto a inginocchiarsi davanti ad un potente, rinuncia ad una parte della sua dignità. Esistono persone che da una posizione privilegiata costringono altri ad inginocchiarsi, magari per elargire come un favore ciò che spetterebbe loro di diritto. Questo è davvero triste. Gesù diceva: “I capi delle nazioni comandano, ma tra voi non sia così”. E su questo punto c’è ancora molta strada da fare.
Esistono però tante persone che sanno stare in piedi di fronte ai potenti. Penso a quei 700 giovani che da maggio ad ottobre parteciperanno alle attività dei campi di lavoro antimafia a Palermo: al mattino lavori agricoli e nel pomeriggio dibattiti e incontri con personalità della cultura e del giornalismo . E’ anche questo un modo per “restare in piedi”.
Sì, è un bellissimo esempio di come si può “stare in piedi”. Questa iniziativa, oltre che essere un bellissimo esempio, è anche e soprattutto un metodo. Nella società e nella chiesa si dicono troppe parole. Occorre toccare con mano. Occorre sporcarsi le mani. Non basta indignarsi. Se le informazioni sono pilotate e mostrano solo una piccola parte della realtà, occorre andarle a cercare le informazioni. La solidarietà inizia dall’informazione, dice don Ciotti.
Torniamo a Pietro. L’incontro con Cornelio, il pagano convertito, ha in qualche modo segnato la comunità che cercava di costruire?
Possiamo dire che questo incontro è stato uno spartiacque. Pietro capisce che lo Spirito Santo è libero di agire senza che lui metta il suo timbro di approvazione. Dovremmo ricordarlo più sovente.
a cura di Geremia Momo
12 maggio 2012 - Email n°20
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